• 28 aprile 2018

Legambiente Sicilia: i dati del dossier “Liberi dall’amianto 2018”

Legambiente Sicilia: i dati del dossier “Liberi dall’amianto 2018”

A 26 anni dalla Legge 257/92 che ha messo al bando l’amianto, in Italia questa fibra killer continua ad essere ancora molto diffusa e a minacciare la salute dei cittadini e l’ambiente. A gravare sulle spalle del Paese, ancora sotto scacco dell’amianto, anche i ritardi legati agli obblighi di legge, e in particolare ai piani regionali amianto (PRA) – che dovevano essere pubblicati entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge e che mancano ancora in alcune Regioni – ma anche alle attività di censimento e mappatura, alle bonifiche dei siti contaminati, che procedono a rilento, e alle campagne di informazione e sensibilizzazione.

I dati del dossier

In Sicilia, i dati dell’ultimo anno testimoniano un pericoloso rallentamento negli adempimenti richiesti, in particolare nel numero di Piani Comunali approvati, appena 84 su 390 (pari al 21,5%) i Comuni che si sono dotati di tale strumento.

La ragione risiede principalmente nella mancata adozione del Piano Regionale sull’Amianto (redatto nell’aprile del 2016 e trasmesso alla Presidenza della Regione ma che non è ad oggi stato approvato poiché è ancora in corso la Valutazione ambientale strategica).

Quindi, otto comuni siciliani su dieci si trovano senza Piano comunale amianto.  Parimenti anche il censimento dei siti contaminati procede inesorabilmente a rilento. Nel 2017 sono state solo 381 le autonotifiche prevenute pari ad appena 1/3 rispetto a quello registrato nel 2016 che si è attestato a 1113 comunicazioni. Si tratta di un passaggio essenziale per mappare il territorio e procedere alle bonifiche per contrastare le conseguenze dell’esposizione all’amianto che si traducono nell’insorgenza di patologie mortali delle quali ha un ruolo di primaria importanza il mesotelioma pleurico. In Sicilia, tra il 1998 ed il 2016, più di 1.500 casi.

Palermo è in valore assoluto quella nella quale si sono registrati più casi, tuttavia rapportando i dati alla popolazione residente si nota che la provincia a più alta incidenza annuale è Siracusa, seguita dalla stessa Palermo e da Ragusa.

Bonifica

Di norma la bonifica dell’amianto viene realizzata con una, o la combinazione in certi casi, di tre diverse metodiche: la rimozione, l’incapsulamento ed il confinamento.

La rimozione è il procedimento più diffuso. Di contro l’intervento di rimozione comporta un rischio estremamente elevato per lavoratori addetti e per la contaminazione dell’ambiente ed al contempo produce notevoli quantitativi di rifiuti che devono essere correttamente smaltiti.

A fronte delle  12.057 strutture censite con presenza di cemento amianto  dei quali in prevalenza costituita da edifici residenziali ( circa il 65%)  sono stati rimossi  al 31 dicembre 2017 9.064 tonnellate con un aumento di circa il 4.5% per cento rispetto all’anno precedente, Di queste il 91,5 % sono riconducibili a materiale compatto  e il 17,5 a materiale di tipo friabile.

Il sondaggio

Allo scopo di acquisire quegli elementi quantitativi, anche in termini di stima, sulla tipologie di manufatti in cemento amianto presenti negli edifici e sul loro stato di conservazione e deterioramento necessari per programmare efficaci interventi di manutenzione, bonifica e smaltimento Legambiente Sicilia ha ideato e somministrato un questionario, compilato attualmente da circa 1800 soggetti..

Meno della metà di coloro che hanno compilato il questionario è a conoscenza che il 1992 è l’anno nel quale i manufatti in amianto sono stati banditi dalla legge italiana, che appena 1 persona su 2 conosce per grandi linee il meccanismo di rilascio delle fibre in amianto allorché esso si sfibri e che soltanto il 35% della popolazione è consapevole del fatto che il “pericolo amianto” può protrarsi per un tempo pari a 40 anni. Quasi una persona su quattro dichiara di possedere ancora dei recipienti in Eternit. Solo il 29% degli “intervistati” si è rivolto ad una ditta autorizzata per rimuovere MCA, mentre la maggior parte ha proceduto affidandosi a ditte di fiducia o con non meglio specificate procedure autonome.

Tra i possessori di recipienti in eternit circa 3 su 10 dichiarano di farne uso ancora ad oggi. Un indicatore più confortante è legato alla percentuale di popolazione, tra quella che ha compilato il questionario, che ha pensato di dismettere i recipienti in amianto: oltre l’80%.

Ed è qui che subentra pesantemente l’aspetto economico. Il 57,3% ha attribuito la mancata dismissione ad un costo troppo elevato della stessa.

I Gruppi di acquisto

Proprio per evitare fenomeni illegali di abbandono e agevolare gli interventi di manutenzione, bonifica e smaltimento Legambiente sta promuovendo su tutto il territorio siciliano la costituzione dei gruppi di acquisto dei servizi di rimozione e smaltimento che consentano sia la riduzione del prezzo (stimato anche nel 40%) che la semplificazione delle procedure amministrative.

Le Proposte di Legambiente

Il quadro che emerge dall’inchiesta di Legambiente sia a livello regionale che nazionale è estremamente preoccupante. Rispetto ad un rischio conclamato che miete migliaia di morti all’anno e che provoca incalcolabili danni all’ambiente ed alla collettività le misure messe in campo dalle amministrazioni pubbliche a livello nazionale, regionale e locale sono del tutto inadeguate e insufficienti, a partire innanzitutto dall’informazione alla popolazione sui rischi per la salute e l’ambiente e per finire agli interventi di risanamento ambientale, bonifica e corretto smaltimento dei materiali contenenti amianto. Per questo Legambiente chiede un impegno concreto al governo regionale ed alle amministrazioni locali. Impegno sintetizzabile nei seguenti punti chiave:

  1. Informare, sensibilizzare ed assistere tutta la popolazione sui rischi per la salute e l’ambiente derivante dalla mancata gestione in sicurezza degli MCA e dall’abbandono illegale degli stessi. Gli sportelli amianto, dei centri ai quali il cittadino può rivolgersi in prima battuta per avere informazioni precise e dettagliate, non hanno ancora minimamente raggiunto la distribuzione e la capillarità necessaria per essere efficaci;
  2. Prevedere periodici e obbligatori incontri/corsi formazione per i professionisti (architetti, ingegneri, geologici, chimici, geometri) lavoratori dell’edilizia e della cantieristica navale e le associazioni di categoria (sindacati, imprese edili, amministratori di condominio) sulla gestione in sicurezza degli interventi di bonifica e smaltimento dei MCA.
  3. Condurre in tempi brevi il censimento e la mappatura degli MCA e incentivare economicamente e sostenere tecnicamente la redazione dei piani comunali di amianto.
  4. Pianificare e realizzare delle discariche pubbliche controllate e impianti con tecnologie innovative e certificate di inertizzazione.
  5. Prevedere una piano di finanziamento triennale di 20 milioni di euro annui da destinare per gli interventi di bonifica e smaltimento di MCA presenti nei siti industriali e negli edifici pubblici e da riconoscere ai comuni per incentivare il corretto smaltimento degli MCA da parte di cittadini;
  6. Normare e promuovere le micro raccolte urbane (come già fatto da diversi comuni) con l’obiettivo di semplificare le procedure e ridurre i costi da parte dei cittadini per la rimozione di piccole la quantità di MCA.
  7. Aumentare i controlli della polizia municipale nelle campagne e nei siti conosciuti e sanzionare chi abbandona rifiuti. Per persone adulte ed incivili l’unica arma di dissuasione è la sanzione pecuniaria.

Leggi il dossier completo 

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